Sai che dal 8 ottobre 2025 sono entrate in vigore nuove e più rigide sanzioni ambientali?

Con la Legge 3 ottobre 2025, n. 147, che ha convertito con modificazioni il Decreto-Legge 8 agosto 2025, n. 116, il quadro delle norme ambientali italiane è stato completamente aggiornato.

L’obiettivo? Contrastare in modo più efficace gli illeciti ambientali e rafforzare la tutela del territorio, punendo con maggiore severità chi non rispetta le regole.

In questo articolo scoprirai come cambia il quadro delle sanzioni, quali reati vengono inaspriti, e che cosa comporta la riforma per imprese, operatori e conducenti.

Un nuovo sistema per contrastare gli illeciti ambientali

La Legge 147/2025 ridisegna completamente il sistema sanzionatorio ambientale, rendendolo più chiaro, coerente e severo.

La normativa interviene in modo coordinato su diversi fronti: dal Codice dell’Ambiente (D.Lgs. 152/2006), al Codice Penale, fino a D.Lgs. 231/2001 sulla responsabilità amministrativa degli enti e, per la prima volta, introduce modifiche anche al Codice della Strada.

L’obiettivo è creare un sistema coerente e deterrente, capace di scoraggiare pratiche illegali legate alla gestione dei rifiuti e di responsabilizzare maggiormente sia i cittadini sia le imprese.

La riforma mira inoltre a rafforzare la funzione preventiva e dissuasiva delle norme ambientali, impedendo che soggetti già condannati possano continuare a svolgere attività economiche inquinanti.

Per chi opera nel settore dei rifiuti, nell’edilizia, nella logistica o nella gestione ambientale, questo significa una sola cosa: non basta più rispettare le regole, bisogna dimostrarlo con processi tracciabili e conformi.

Quali novità ha introdotto la Legge 147/2025?

Pene più severe per abbandono e gestione illecita dei rifiuti

Le modifiche al Codice dell’Ambiente sono sostanziali. La riforma colpisce soprattutto le condotte legate alla gestione e all’abbandono dei rifiuti:

  1. L’articolo 255 del D.Lgs. 152/2006 punisce ora l’abbandono di rifiuti non pericolosi con ammende fino a 18.000 euro; se la violazione avviene con un veicolo, è prevista anche la sospensione della patente da 4 a 6 mesi.
  2. Sono stati introdotti gli articoli 255-bis e 255-ter, che qualificano come delitti l’abbandono in casi particolari e l’abbandono di rifiuti pericolosi, prevedendo pene fino a 6 anni e 6 mesi di reclusione. //Con i nuovi articoli 255-bis e 255-ter, vengono introdotti delitti specifici per l’abbandono di rifiuti pericolosi o in casi particolari, con reclusione fino a 6 anni e 6 mesi.
  3. L’articolo 256 trasforma la gestione non autorizzata di rifiuti in un reato penale con aggravanti per pericolo ambientale e uso di veicoli. In questi casi è prevista anche la confisca dei mezzi e delle aree utilizzate
  4. La combustione illecita di rifiuti (art. 256-bis) è punita con reclusione fino a 7 anni, aumentabile in caso di incendio.
  5. Infine, la spedizione illegale di rifiuti (art. 259) è ora classificata come delitto, con pene da 1 a 5 anni di reclusione.
  6. Le Legge 147/2025 conferma l’aumento della sanzione per le violazioni del registro di carico/scarico (4.000–20.000 €). È introdotta la sospensione della patente: 1–4 mesi se non pericolosi, 2–8 mesi se pericolosi, e sospensione dall’Albo Gestori Ambientali (2–6 mesi se si tratta di trasporto rifiuti non pericolosi / 4–12 mesi per trasporto rifiuti pericolosi). Per trasporto di rifiuti pericolosi senza FIR (o documenti sostitutivi): reclusione 1–3 anni. Previsto il comma 4-bis: confisca del mezzo in caso di condanna o patteggiamento.

Nuove sanzioni accessorie e strumenti di controllo

Non solo pene pecuniarie o detentive: la legge introduce anche sanzioni accessorie più incisive che rafforza l’effetto deterrente delle pene principali.

Chi commette un illecito ambientale con un veicolo a motore rischia la sospensione della patente di guida, misura applicabile alle violazioni previste dagli articoli 255, 255-bis, 256 e 258 del Codice dell’Ambiente.

Le sanzioni amministrative pecuniarie previste dal Codice della Strada vengono inasprite e possono raddoppiate in caso di reiterazione, mentre le condotte più gravi comportano la sospensione della patente.

Per agevolare i controlli, la normativa consente inoltre l’uso della videosorveglianza per accertare violazioni e contestare illeciti in modo differito.

È una misura pensata per combattere in modo più efficace l’abbandono dei rifiuti su strada e nelle aree pubbliche, una delle problematiche più diffuse e difficili da controllare.

La responsabilità delle imprese e le novità del D.Lgs. 231/2001

La riforma rafforza in modo significativo la responsabilità amministrativa degli enti. Con l’ampliamento dell’elenco dei reati ambientali che comportano responsabilità per l’azienda, la legge introduce sanzioni più pesanti e nuove fattispecie di illecito: omessa bonifica, impedimento del controllo e attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti.

Le sanzioni pecuniarie aumentano per i reati di inquinamento, disastro ambientale e traffico illecito di rifiuti, mentre le sanzioni interdittive possono arrivare fino all’interdizione definitiva se l’ente è stabilmente utilizzato per commettere reati.

Viene inoltre introdotto l’articolo 259-ter nel Codice dell’Ambiente, che prevede la possibilità di applicare pene anche per reati colposi, con una riduzione di pena da un terzo a due terzi.

Un aspetto innovativo è la semplificazione degli obblighi di comunicazione: le irregolarità puramente formali che non compromettono la tracciabilità dei rifiuti non sono più penalmente rilevanti. Inoltre, viene eliminata la responsabilità automatica del titolare d’impresa per omessa vigilanza, riducendo il rischio per chi opera correttamente.

Nuove misure interdittive e sanzioni amministrative

Dal punto di vista sanzionatorio, il decreto rafforza in modo significativo il sistema delle pene, graduandole in base alla gravità delle violazioni:

  • Chi abbandona o conferisce irregolarmente rifiuti urbani rischia una sanzione da 1.000 a 3.000 euro. Se la violazione viene commessa con un veicolo a motore, è previsto anche il fermo del mezzo per un mese (art. 255, comma 1.2 TUA).

  • I titolari di autorizzazioni ambientali che non rispettano le prescrizioni possono incorrere in un’ammenda da 6.000 a 52.000 euro o nell’arresto fino a tre anni, a seconda della gravità della violazione (art. 256, comma 4 TUA).

  • Il trasporto di rifiuti pericolosi senza formulario è considerato un reato particolarmente grave e comporta la reclusione da uno a tre anni, con la possibilità di confisca del mezzo e sospensione della patente o dell’iscrizione all’Albo, nei casi previsti (art. 258, comma 4 TUA).

  • Infine, chi viene condannato per i reati ambientali più gravi – come quelli previsti dagli articoli 452-bis, 452-quater, 452-sexies e 452-quaterdecies del Codice penale – è soggetto a misure interdittive automatiche: l’esclusione da licenze, concessioni, iscrizioni e benefici pubblici per un periodo che può variare da uno a cinque anni (art. 2-bis della legge di conversione).

Finanziamenti e nuove misure per la tutela ambientale

Oltre al rafforzamento delle sanzioni, la Legge 147/2025 prevede finanziamenti per la bonifica della Terra dei Fuochi e istituisce presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri un Dipartimento per il Sud, con funzioni di coordinamento delle politiche di risanamento ambientale.

Un’attenzione particolare viene dedicata al contrasto dell’abbandono dei rifiuti di piccole dimensioni — come mozziconi, scontrini e gomme da masticare — e al deposito illegale su strada, prevedendo che la contestazione possa avvenire tramite immagini registrate da sistemi di videosorveglianza.

Sono inoltre introdotte nuove sanzioni per i distributori di apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE) che omettono la comunicazione dei luoghi di deposito o dei dati relativi ai rifiuti raccolti.

Cosa significa questa riforma per te e per la tua azienda

La Legge 147/2025 rappresenta una delle riforme ambientali più incisive degli ultimi anni.

Le condotte di abbandono, gestione non autorizzata, spedizione irregolare o combustione di rifiuti comportano ora responsabilità penali più pesanti, indagini più approfondite e sanzioni interdittive in grado di incidere significativamente sulla continuità operativa delle imprese.

Mantenere la documentazione aggiornata, garantire la tracciabilità dei rifiuti e formare il personale non è più una semplice buona pratica: è una necessità per evitare gravi sanzioni e responsabilità penali.

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Consulta il testo completo della Legge 3 ottobre 2025, n. 147

Consulta il testo completo del DECRETO-LEGGE 8 agosto 2025, n. 116

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